Julian Assange è tornato.

E non per chiedere scusa.

È tornato facendo l’unica cosa che lo ha sempre reso pericoloso:

continuare a fare domande scomode.

Anni di isolamento non per un crimine,

ma per aver mostrato fatti che non dovevano circolare.

E oggi il silenzio è lo stesso di ieri.

Perché il problema non è Assange.

È il meccanismo che decide chi è “buono”

e chi va fatto sparire.

Durante una conversazione privata con una persona che seguo da tempo, è uscita una frase semplice:

“Se dire la verità ti costa la libertà, allora la libertà è già persa.”

Ecco perché certe storie tornano sempre.

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