Sic transit gloria mundi.

Qualche giorno fa al bar discutevo con un avvocato.

Lo so… A mia discolpa posso dire di averlo conosciuto prima della laurea e a sua discolpa sottolineo che non mi ha fatto pagare il consulto.

Ad ogni modo, si parlava di Stato, di Costituzione e di cittadini.

Io, che ancora non ho capito il motivo per cui il nostro Stato si debba fondare sulla vendita di pezzi della nostra vita per vivere, alla sentenza piccata “Ma lo Stato siamo noi!” ho avventatamente risposto: “Noi chi?”.

Un putiferio.

Come si può definire il concetto di cittadino, di appartenenza allo Stato?

I nati sul territorio dello Stato?

Nazionalità di uno o molti genitori?

Freccette?

Mi dicono, come fossi un bimbo con difficoltà cognitive, che ci sono delle leggi basate sul principio dello ius sanguinis. Leggi però che sono state proposte ed approvate da rappresentanti eletti da coloro che devono avere la cittadinanza. Mi sembra un po’ come pulirsi il didietro con il prodotto fresco.

Forse i padri fondatori hanno preso la decisione prima della nascita dello Stato, prima di essere quindi cittadini? No. Sembra non ci abbiano pensato.

Essere parte dello Stato dev’essere una di quelle cose che sai di sapere, ma non riesci a spiegare. Un po’ come con i bitcoin.

Personalmente mi sono fatto un’idea, per quanto nebulosa. Un gruppo di individui diventa un gruppo di cittadini quando ognuno di loro decide di scambiare diritti con doveri. Lo Stato è un’astrazione creata dagli individui ed un ente condizionato da una scelta. Nella realtà, purtroppo, noi non scegliamo affatto, a meno di non essere stranieri. Non possiamo neppure scegliere quali diritti con quali doveri scambiare. Una sorta di battesimo civile che ci viene imposto, perché così dev’essere.

E così lo Stato siamo noi, che ci piaccia o meno, con tutte le conseguenza del caso. Inutile discuterne.

Con tutta probabilità la mia è un’idea strampalata, che farà inorridire molti, ma mi ha fatto riflettere su tutto ciò che diamo per assodato e che in realtà meriterebbe attente riflessioni per evitare di vivere in un mondo che, sbagliando, riteniamo di comprendere.

Con l’amico avvocato , alla fine, ci siamo lasciati in amicizia, ma l’aperitivo con le patatine l’ho pagato io.

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