I politici, a loro modo, dicono sempre la verità. Omettere pezzi non equivale a mentire. Di conseguenza ecco che l'economia italiana "cresce" se si fa il cherry picking di dati e si omette di spiegare come un'occupazione maggiore, ad esempio, non è sinonimo di crescita economica. Almeno in questo modo, seppur sulla carta, il verbo keynesiano viene soddisfatto: tassare durante i periodi di vacche grasse. Ma davvero sono grasse? Tralasciando la questione controversa del PIL, un dato sulla bocca di tutti i policymaker è l'occupazione, a detta loro da record. In realtà, è il sommerso che è diminuito (https://www.ansa.it/veneto/notizie/2024/10/19/cgia-diminuisce-in-italia-leconomia-sommersa-e-levasione_ca904dfd-677e-4890-9949-3df01bec15f3.html), ma questi posti di lavoro già esistevano prima sono semplicemente venuti alla luce adesso; non è stato aggiunto niente. Poi, come da immagine qui sotto, la produzione industriale è in calo da 19 mesi consecutivi; difficile affermare che le cose stiano migliorando se si esclude questo parametro fondamentale.
In particolar modo, non si può affermare una crescita sostenuta in presenza di debito pubblico e deficit fuori controllo (https://www.ilsole24ore.com/art/debito-al-1383percento-2026-deficit-picchiata-fino-27percento-AG3gsWD).... a meno che, ovviamente, non vengano intesi come "anticipo" di una crescita futura, una ipoteca su quest'ultima attraverso uno stimolo fiscale.
La questione tasse, infine, è un altro aspetto critico. È vero che non ne sono state create di nuove... sono state semplicemente aumentate le vecchie. Dalle rivalutazioni catastali, i limiti tolti alla web tax e la sua imposizione sul fatturato (cosa che colpisce particolarmente le PMI), la diminuzione delle detrazioni fiscali, ecc. abbiamo un'economia tutt'altro che frizzante ma con un nodo alla gola stretto sempre di più.