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Nell’episodio di mercoledì di questa settimana del podcast "Cripto Cripto – Il Sole 24 Ore" condotto da Vito Lops, l’ospite Pietro Ventani, macro advisor di Swerve Insights, parla in particolare dello stato attuale e dell’evoluzione delle stablecoin ancorate al dollaro. Analizza i riflessi che queste stanno avendo sulle politiche monetarie degli Stati e il ruolo crescente di Bitcoin nel nuovo contesto globale.

Ventani ci spiega che nel 2024 le stablecoin hanno generato un volume di transazioni superiore a quello di Visa, con circa 13,8 trilioni di dollari scambiati. Questo le rende, di fatto, la forma di moneta digitale più utilizzata al mondo, e di gran lunga.

Il 4,3% del PIL della Turchia è transato in stablecoin. Sono molto popolari anche in Egitto, India, Russia e altri paesi, e stanno guadagnando terreno anche in economie più avanzate come Corea del Sud, Cina e persino in Europa – anche se qui non vengono ancora usate nella vita quotidiana, ad esempio per fare la spesa.

Un caso emblematico è quello della Nigeria, dove le stablecoin sono ampiamente adottate dalla popolazione. Il governo ha cercato di contrastare in tutti i modi questo fenomeno, ed è stato uno dei primi al mondo a emettere una CBDC, la Naira digitale. Ma – indovina un po’ – non ha avuto grande successo.

I motivi sono piuttosto chiari: le stablecoin permettono l’auto-custodia dei propri averi, non richiedono un conto in banca, costano meno, e oltre a essere più efficienti, permettono anche di proteggere i risparmi in un contesto economico instabile.

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