⚡ PERNACCHIA IN PAILLETTES
Nel momento di massima tensione tra civiltà, di costruzione del consenso intorno all'identitarismo e di contrapposizione dei valori, la Francia fa una precisa scelta ideologica: affermare la superiorità del neo-illuminismo.
Una delle immagini simbolo della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi è il Gargantua di Rabelais, davanti ad una evidente rimodulazione dell'Ultima Cena.
Un tocco letterario molto furbo che tuttavia non toglie nulla a quanti abbiano considerato offensiva la scelta di dissacrare in questo modo la civiltà occidentale.
Rabelais, che sognava di confondere Quaresima e Carnevale in favore di quest'ultimo, iperbolizzava nelle sue opere l’ideologia della "gioia di vivere nel proprio tempo", della "felicità di vivere nel presente", colorandola di toni esasperati, senza la serena tranquillità degli umanisti.
Il cibo, oltre ai colori, attraversa l’opera rabelaisiana per intero ed è un cibo mai povero o scarso, che, persino quando è incentrato sul “magro”, esplode in un trionfo di pietanze e prodotti, all’insegna della disponibilità e dell’abbondanza.
La Francia quindi, mostra alle potenze "indiscutibili" d'Oriente il fatto di volersi e sapersi discutere. E di farlo con gioia arlecchinesca. Con lume anticonvenzionale.
A Parigi non si curano di nascondere Maria Antonietta decapitata, di mescolare bambini a drag queen, di imporre agli Alpha-jet della Patrouille De France la deroga a disegnare in cielo un cuore rosa anziché il tricolore, di far ballare la Guardia Repubblicana sulle note della popstar meticcia Aya Nakamura, di parodiare il Vangelo e di far sfilare sotto la Tour Eiffel un cavaliere dell'Apocalisse.
Insomma, il messaggio è chiaro: contro il perbenismo e la geometria sia di forma che di sostanza delle autocrazie tutto quanto (di Occidentale) si può esorcizzare.
Rabelais sarebbe stato fiero.
Ciononostante, basta guardarsi intorno per capire che, arcobaleni petalosi a parte, non ci sia proprio nulla di cui sorridere in questi tempi così cupi.
C'è la guerra, c'è la sofferenza, c'è la paura.
E non c'è nemmeno l'ombra dell'abbondanza che circonda Gargantua.
Parigi celebra i pochi.
Le classi agiate che lottano per diritti che già hanno e che non sognano nient'altro che di vivere in un Grande Gatsby perpetuo.
I ricchi che con le disgrazie diventano ancora più ricchi.
Gli intellettuali che per convincerci che l'odiernità non sia poi così male diffondono il terrore del ritorno di un fascismo che non esiste più.
Ma il popolo, di questa mega-allegoria, cosa dovrebbe pensare? Il popolo, che è poi il destinatario ultimo dello spirito dei Giochi, come si dovrebbe sentire?
Il popolo che meno di un mese fa ha votato contro tutto ciò, ad esempio, cosa dovrebbe farsene delle speculazioni letterarie e intellettuali che nemmeno conosce?
Gli atleti africani come quelli algerini polemici contro la ex-madrepatria o nigeriani che preferiscono il saluto militare alla giunta golpista anti-francese anziché i sorrisi a favor di telecamera, perché dovrebbero emozionarsi per Rabelais?
Ai clochard e ai migranti deportati dalla capitale per farla figurare meglio, chi spiegherà il valore dell'abbondanza?
La cerimonia di Parigi è una grande linea rossa, tracciata da chi sta nel mondo di sopra per escludere chi sta nel mondo di sotto. È la ghettizzazione, con pernacchia annessa, a chi si è democraticamente espresso per avere una società diversa.
È un assist ai modelli autoritari orientali, perché quello delle pernacchie in paillettes è a sua volta un modello autoritario.
Che non è detto debba piacere di più.
"𝑳’𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒐𝒔’𝒆'? 𝑪𝒊𝒐' 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒆𝒅𝒊 𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊: 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒆𝒈𝒈𝒂, 𝒊𝒏𝒂𝒕𝒕𝒂𝒄𝒄𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆𝒅 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒔𝒕𝒓𝒖𝒕𝒕𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆: 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒈𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒆𝒅 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒖𝒐𝒊 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆𝒓𝒆. 𝑻𝒖 𝒔𝒄𝒓𝒖𝒕𝒊 𝒏𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒖𝒊 𝒆 𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒊 𝒍𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒊𝒕𝒂'. 𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆' 𝒏𝒐𝒏 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒊 𝒊𝒏 𝒕𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐?
𝑻𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒈𝒍𝒊 𝒖𝒐𝒎𝒊𝒏𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒖𝒈𝒖𝒂𝒍𝒊: 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒗𝒆𝒓𝒕𝒂' 𝒆 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒄𝒉𝒆𝒛𝒛𝒂, 𝒍𝒂 𝒅𝒆𝒇𝒐𝒓𝒎𝒊𝒕𝒂' 𝒆 𝒍'𝒂𝒊𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒈𝒊𝒐𝒊𝒂 𝒆 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒅𝒐𝒍𝒐𝒓𝒆.
𝑪𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒊𝒏 𝒕𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒆𝒅 𝒂𝒗𝒓𝒂𝒊 𝒍𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒗𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒑𝒊𝒖' 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒊 𝒆𝒏𝒊𝒈𝒎𝒊; 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆𝒓𝒂𝒊 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒓𝒕𝒖' 𝒔𝒃𝒐𝒄𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒊 𝒗𝒊𝒛𝒊 𝒆𝒅 𝒖𝒏 𝒓𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅’𝒂𝒎𝒐𝒓𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒆 𝒑𝒊𝒖' 𝒔𝒒𝒖𝒂𝒍𝒍𝒊𝒅𝒆 𝒓𝒐𝒗𝒊𝒏𝒆".
Gustavo A.Rol
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"Io sono la grondaia", C.Ferrari, p. 211
Momenti epici

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