Certo eccolo!

Spero che nella traduzione non abbia fatto casini 🤣

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Essere tra i primi è difficile.

Vendo i miei quadri solo per Bitcoin.

C’è chi non capisce il perché.

C’è chi pensa che sia limitante.

Ma col tempo ho capito questo:

chi ha colto l’importanza di Bitcoin è, in un certo senso, un privilegiato, e spesso non se ne rende nemmeno conto.

Non perché sia più intelligente o destinato a qualche vittoria, ma perché ha intravisto una fessura nel muro prima che diventasse visibile a tutti.

Ha intuito che il denaro non è solo moneta, ma fiducia; non solo legge, ma potere.

È un privilegio quieto: non dà garanzie, non promette ricchezza, non risparmia fatica.

Capire Bitcoin non significa essere arrivati. Significa esserci arrivati prima.

E arrivarci prima è scomodo: ti isola, ti espone al dubbio, ti costringe a spiegare cose che gli altri non sono ancora pronti ad ascoltare.

Molti di quelli che “capiscono” non si sentono affatto privilegiati.

Si sentono semplicemente fuori dal tempo, ed essere in anticipo è dura.

Bitcoin non è una religione, né una scorciatoia.

È uno strumento complesso, che pretende studio, disciplina e responsabilità.

Non perdona superficialità, né tecnica né morale.

Non salva nessuno per magia.

La verità, senza edulcorarla, è questa:

capire Bitcoin non ti rende speciale.

Ti rende responsabile.

Responsabile di continuare a studiare.

Responsabile di non mitizzarlo.

Responsabile di non predicare alla cieca.

Responsabile di accettare che potresti sbagliarti sui tempi, sui modi, sui risultati.

Se esiste un vero privilegio, risiede in questo:

nell’aver intuito che le regole del gioco non fossero eterne.

E quell'intuizione, una volta raggiunta, non ti permette più di tornare tranquillo come prima.

Ed è per questo che per i miei quadri accetto solo Bitcoin.

Non perché ne sia sicuro.

Ma perché non posso più far finta come se niente fosse.

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