Dopo essere stato parte della prima e variegata comunità di bitcoiner italiani (2011-2015), mi sono trasferito in Germania per diversi anni. Al mio rientro ho cercato gradualmente di scoprire come si fosse evoluto l’ecosistema bitcoin nazionale.

Ho così timidamente partecipato a qualche bitcoin meetup/spritz/beer, mi sono iscritto ai canali Telegram più importanti (Telegram!? Nel 2025!? #@%*$!), seguito podcaster e youtuber vari, ecc.

E ora mi chiedo dove sia finita l’apertura al diverso e la ricchezza di idee degli inizi.

Sto infatti incontrando quasi esclusivamente bitcoiner assolutamente conformi allo standard, ovvero bitcoiner che si identificano in qualche aggregato dei seguenti totem: no tax, no vax, pro gun, no immigrati, riscaldamento globale = truffa, UE = dittatura, W Mises, W Milei, W Bukele, W Trump, hodl, bull run, to the moon, dio, famiglia, palestra, bistecca e uova, …

Mai una voce fuori dal coro. Eppure nel lontanissimo 2011, ci era chiaro che bitcoin fosse per tutti. Anche oggi lo si dice, ma al contempo si è creata una narrazione, a volte dai toni forti, che tiene lontana una buona fetta di potenziali utilizzatori che non necessariamente si riconoscono in questo aggregato di convinzioni.

Capire ed abbracciare Bitcoin richiede un notevole sforzo ed una genuina curiosità intellettuale. Non rendiamo questo percorso di scoperta e comprensione di Bitcoin più difficile di quello che già è.

Bitcoin è per tutti. Anche oggi.

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Discussion

Ciao Marco,

grazie per aver messo nero su bianco quello che troppo spesso bisbigliamo di bocca in orecchio a porte chiuse. La mia sensazione è che, come sempre, i pochi facciano molta confusione ed intorbidiscano le acque. Bitcoin è uno strumento, non una religione...per alcuni è diventata questione religiosa, e quando i dogmi bussano alla porta non è mai un buon segno.

Personalmente credo che sia indispensabile avere uno "zoccolo duro" di idealisti, è indispensabile per mantenere un barlume di direzione in un progetto che altrimenti è evidentemente destinato ad essere dispersivo. Fino a quando ciò non è permeante e rappresenta un ostacolo alla diversità, penso che sia un bene.

Il problema nasce nel momento in cui l'idealismo diventa mainstream, viene "annacquato" da orde di seguaci che digeriscono e rigurgitano dictat sentiti in podcast e mai veramente compresi profondamente, ne nel merito tecnico ne idealista ne politico ne filosofico ne pragmatico ne pratico.

Mi piacerebbe che si tornasse a vedere bitcoin come uno strumento...uno strumento che rappresenta una soluzione pratica ad un problema teoricamente irrisolvibile. Tutto il resto sono protagonismi di chi ha trovato i suoi 15 minuti di gloria in questo piccolo - e quasi irrilevante - settore.

Concordo. Si è venuto a creare, soprattutto con influenze oltre oceano, un "profilo bitcoiner" che a volte ha tratti quasi imbarazzanti, nel suo essere stereotipato e dogmatico. Questo gruppo si pone in maniera molto simile ad una religione, dove se non accetti il pacchetto completo sei inevitabilmente scomunicato.

Capisco il sentire con forza i propri valori e volerli comunicare, con altrettanta forza, ma a volte basterebbe un filo di maggiore umiltà, offrirsi invece che erigersi a maestri, e molte più persone troverebbero la voglia di avvicinarsi, chiedere, partecipare.

Conoscere Bitcoin o Linux o altro fuori da quello che è considerato ufficiale ti fa venire dei dubbi, e questo tarlo comincia a farti vedere in modo diverso anche gli altri campi da te citati.

Ecco perché sembra esserci uno stereotipo.

Anche se non sono d'accordo che i bitcoiner siano "W i politici" e quella della famiglia l'ho letta solo qui da una decina di account

Bellissimo rant. Purtroppo non credo sia così solo in Italia. Il profilo che citi è quello che si definisce "cryptobro" e, sì, è imbarazzante. Frens, don't be like that!