nostr:nprofile1qy2hwumn8ghj7un9d3shjtnddaehgu3wwp6kyqpqw49mj4xz55u24x88df7nsjlh6qpwmtplfpmx80nq89htzzsls30scuxzkn nostr:nprofile1qy2hwumn8ghj7un9d3shjtnddaehgu3wwp6kyqpq7vc5guxz87c8jl3858ym26dhdcxrj447hxuahahlwgcg6x3wsufqg6j0ry Non sto difendendo l'emendamento. Sto ponendo un problema più ampio.

Il sistema della disparità di parola (chi paga controlla la comunicazione pubblica) e della regolazione statale (niente manifesti sessisti etc.) ha due limiti:

parla solo chi paga

il potere politico stabilisce le regole: ma come ieri vietava i manifesti razzisti e sessisti, domani (Gasparri) potrà vietare i manifesti "antisemiti" (cioè, secondo Gasparri, critici del sionismo), e autorizzare invece i manifesti razzisti e sessisti.

Una soluzione che non discuta la disparità di parola e si limiti a correggerla con la censura non è intrinsecamente rischiosa?

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